mercoledì 7 marzo 2012

HoneyUSA: Due italieni nella metro di New York

27 luglio 2011- NY

Io volevo andare a piedi : siamo a New York per la prima volta, c'è il sole, la temperatura é piacevole, l'aria fresca... Ma alla fine ha vinto lui e il primo giorno abbiamo preso l'autobus per raggiungere l'estremità inferiore di Manhattan da Upper East Side dove si trova l'appartamento in cui alloggiamo.
"Se non camminiamo almeno vediamo la città dai finestrini". Dico io. Il genio.
"Sulla cartina sono una manciata di centimetri, che sarà mai".
Devo ancora abituarmi al diverso concetto di distanza: un'ora e mezza di traffico, bloccati, fermi dentro il bus con l'aria condizionata a palla. Dai finestrini si vedono solo macchine e taxi, palazzoni interminabili, marciapiedi affollati e semafori. A piedi non saremmo mai arrivati.

"Al ritorno meglio prendere la metro" concordiamo.
Anche perché merita. Non solo è più veloce, ma é un'esperienza.
Le comiche.
Cerca sulla cartina il punto esatto della stazione. Ecco il simbolo della metro. Scendi le scale, passa il tornello con il biglietto e intuisci la direzione del cunicolo da seguire. Una botta di caldo afoso. Togli il foulard dal collo, comincia ad appiccicarsi la maglietta alla pelle. Sferragliare di treni. Umanità variegata che passa.
Scendi altre scale, percorri altri cunicoli - pensi che è meglio non pensare al terrorismo e agli incidenti - scendi ancora e ringrazi il cielo per avere solo uno zaino leggero sulle spalle e non una valigia. Sempre più afa.
Arrivi a un binario ma lì ti accorgi che il tuo treno sta passando sul binario opposto. Ritorna su, su, cunicoli, scale, scale mobili. Tornelli. Eh no! Stiamo tornando fuori! Usciamo e rientriamo. Col cavolo, ormai il biglietto non vale più!
Vai alla biglietteria e sfodera il tuo inglese scolastico arricchito dalla visione di tutte le puntate di Lost in lingua originale. La signora alla biglietteria non capisce una mazza.
Provi con i gesti, - Marco falle un sorriso tu, fai qualcosa!
Gli dice "we came from Venice, we are in honey moon". E allora si impietosisce e ci lascia rientrare senza sprecare un altro biglietto. Non la vediamo, ma probabilmente mentre passiamo sta scuotendo la testa e pensando "italieni".

É già passato un quarto d'ora. Ripercorri i cunicoli, scale, scale e infine - sudati fradici- siamo al binario giusto.Arriva il nostro treno, apre le porte e vomita fuori un po' di gente. Entriamo noi vittoriosi. Un gelo allucinante. Mettiti subito la felpa sennò ti prendi una malora e ti rovini il viaggio!!! La felpa è nello zaino. Attaccati al palo della metro, togli lo zaino dalle spalle, svuota mezza roba - perché la felpa ovviamente è sotto di tutto- nel frattempo tieni la cartina delle fermate della metro tra le ginocchia. Veloce che fa un freddo cane!
Nel vagone regna un silenzio di tomba. Gli unici che fanno casino siamo noi. Italieni.
Gli unici sudati siamo noi. Gli unici che hanno freddo siamo noi. Gli unici imbaccuccati con la felpa e la sciarpa siamo noi.

Ci guardano con la coda dell'occhio, mentre sono tutti intenti a giggionare sull'iphone, con le cuffiette sulle orecchie.
Un po' come noi a Venezia guardiamo i giapponesi che si fanno le foto a Piazzale Roma. Sufficienza e compassione. Loro sembrano felici. E in effetti siamo felici anche noi.


Per leggere gli altri appunti di viaggio dagli USA:
http://caffe-amaro.blogspot.com/p/usa-moleskine_05.html




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