venerdì 22 marzo 2013

Studi cinesi

Un libro tira l'altro. Ho appena finito l'Ombra di Mao di Federico Rampini dopo Cigni selvatici di Jung Chan e Storia della Cina di Schmidt-Glintzer, ed ho già ho appuntato un paio di altri libri sull'argomento Cina che vorrei comprarmi per approfondire ancora di più nonostante il mio comodino sia perennemente ricoperto di nuovi amici in coda.
Storia della Cina contemporanea: potrebbe essere il nome dell'esame che sto preparando. 
Il bello è che nessuno mi interrogherà mai.

Ho deciso di mia spontanea volontà di mettermi a studiare un po' un mondo che non conosco minimamente, la Cina, con il quale a livello di politiche internazionali non possiamo non fare i conti. Com'era l'Impero, il concetto di civiltà cinese, di Tianxia, che ricorda da lontano la koinè greca, e poi le vicende che hanno condotto fino alla rivoluzione maoista, dal sogno comunista alla sua follia che ha causato lo sterminio per fame di centinaia di milioni di contadini con la politica del Gran Balzo in avanti, la rivoluzione culturale e tutti i retaggi che ancor oggi sono presenti nell'attuale società cinese, volto deformato del capitalismo. 
Comunismo, capitalismo, povertà, democrazia. Finisco sempre per girare intorno a questi concetti.
E quello che leggo non mi fa mai sentire pienamente in possesso della conoscenza ma piuttosto stimola in me nuove ricerche, nuove domande in un circolo vizioso di insaziabile curiosità. 
Tutta colpa di Tiziano che dalla Russia mi ha condotto in Oriente con i suoi viaggi.
È questo é il mio modo di viaggiare, è il massimo che posso permettermi e va bene lo stesso. 
I libri mi conducono lontano dove avrei voluto vivere una vita diversa, al servizio della verità, delle parole, degli ultimi. 
Ma la mia strada è un'altra. L'ho scelta io e non la rinnego. 
Mi bastano i miei libri, miei compagni di viaggio. Mi basta la lettura, lo studio.

Che meraviglia lo studio, soprattutto quando è assolutamente volontario e libero. Nessun esame, niente da dimostrare a nessuno.
Leggo e studio solo per il piacere di farlo. Nutrimento essenziale per il mio cervello e la mia anima. 
Solo a loro devo rispondere. Solo loro mi possono interrogare. 



mercoledì 20 marzo 2013

Ma petite lumière

Il mio esperimento di digiuno da Facebook sta proseguendo a gonfie vele, ma non senza strappi alla regola.
Lascio le mie considerazioni complessive alla fine della quaresima, in un post che sto preparando.
Ma nel frattempo un'anticipazione.
Ho deciso di digiunare da Facebook simbolicamente per il periodo della Quaresima, per poter dedicare più tempo alla preghiera e all'introspezione.
È proprio questa introspezione che mi sta portando ad una considerazione: Facebook è solo uno strumento, ma uno strumento privilegiato di condivisione, dialogo e testimonianza dal quale non posso prescindere.

Proprio come cristiana la mia testimonianza è un dovere.
Una testimonianza di fede che si esprime nelle scelte di vita, nei piccoli gesti quotidiani, nei pensieri, nelle idee e nelle proposte. Quale strumento migliore dei social network e dei blog per la testimonianza oggi?

Le esperienze meravigliose che ho potuto vivere fino ad oggi, dalla parrocchia al volontariato ai viaggi umanitari hanno rafforzato in me una fede sincera, che voglio difendere a tutti i costi. Una piccola fiammella da tenere accesa proprio attraverso la condivisione, come diceva quella vecchia canzone in francese "ma petite lumière je veux que brille..."

Le persone che sono state per me e che sono tutt'ora testimoni di fede vissuta sono persone vere, normali, che hanno testimoniato il loro credo con dei gesti concreti di coerenza al Vangelo e insieme con la professione che la fonte delle loro azioni risiede proprio in quel Vangelo, in Gesù.
Parole e opere, insomma, non possono essere distinte.

E se per le opere cerco di fare del mio meglio, ogni giorno, con tutti i miei limiti e le mie debolezze, per le parole non posso proprio sottrarmi, dato che sono il mio pane quotidiano, il mio lavoro, la mia passione.

Non ho la pretesa di essere una voce autorevole, figuriamoci. Ne tantomeno di saper sempre dire la cosa giusta. Ma ai testimoni non è richiesto questo. Questo è quello che pensano di essere e di dover fare le persone famose o potenti.
Io non ho questa ambizione, ma riconosco di avere la responsabilità della testimonianza. Qualcuno me l'ha detto, e anche se non vorrei so che vengo osservata proprio come un esempio, come un punto di riferimento.

Non vorrei avere la responsabilità di essere un modello, mi sentirei molto piú libera di sbagliare e di essere me stessa senza sapere di avere in qualche modo gli occhi puntati su di me nell'attesa del mio passo falso. Ma essere cristiani significa anche questo, la fede è un dono grande che implica questa responsabilità di fronte al prossimo. Non per affermare quanto si è bravi e quanto si è buoni ma per dimostrare semplicemente che la fonte di ogni nostro talento, di ogni nostro merito e di ogni nostro successo è in Dio, che la fede è una forza in più, che è motivo di grande gioia e pace.

Quindi ecco che per me questa sosta, questo deserto, non é la rincorsa prima di un salto di qualità nella mia comunicazione, che voglio e devo fare con un'ottica di condivisione sincera e mai presuntuosa, di testimonianza e di semplice apertura al mondo.

Che poi, lo devo ammettere, comunicare, condividere, testimoniare è una gioia grande, sprona ad avere uno sguardo sul mondo e sul prossimo, anche se spesso può essere frainteso come puro esibizionismo.
Cercherò di fare del mio meglio e di fuggire il più possibile la tentazione di parlare di me per spendere il mio tempo a condividere con gli altri.

Sono un'anima in pena, non riesco a tacere, non riesco ad isolarmi, non riesco a non condividere, non riesco a non testimoniare che tutto quello che ho é un dono grande, ogni istante, ogni post, ogni status, ogni tweet.

La grandezza di Ratzinger

Più passano i giorni, più il mondo acclama all'umiltà e alla novità di Papa Francesco e più si definisce la grandezza della scelta di Joseph Ratzinger.
Non ho avuto inizialmente grande simpatia istintiva per Papa Benedetto, come molti. Lo conoscevo già, prima che diventasse Papa, e in particolare mi ero impuntata su alcune sue affermazioni relative alla liturgia accompagnata da musica e strumenti moderni. Avendo per anni animato la messa con canti gioiosi e chitarre e cembali e battiti di mani la sua linea più tradizionale mi infastidiva. Tutto qua.
Poi però ho cercato di superare la mia superficiale diffidenza leggendo alcuni testi scritti da lui e scoprendo un finissimo pensatore dalla fede profonda e bella, molto diverso da quel Papa anziano e tradizionalista che i media (e i comici) dipingevano con sempre più aggressività.
Dopo il lungo e impattante pontificato di Woytjla sarebbe stata dura per chiunque. Ma per lui forse lo è stato ancora di più affermare un'immagine positiva in un contesto di continui scandali e sfide che hanno coinvolto la Chiesa.
Proprio per questo la sua scelta di "dimettersi" assume una sfumatura ancora più grandiosa, una grandezza che richiede un'umiltà straordinaria. Umiltà estrema che si tramuta in forza, ed ecco che alla fine risulta davvero vincente proprio nella sua rinuncia.
Ratzinger sapeva benissimo fin dal primo giorno di pontificato che non avrebbe goduto della stessa simpatia popolare di Woytjla, e ha ugualmente vissuto giorno dopo giorno in perenne confronto col predecessore, pur cosciente di essere in perfetta continuità dottrinale.
Ancor più sapeva come sarebbe stato il confronto con il suo successore, eletto proprio da quegli stessi cardinali nominati da lui che non potevano non scegliere un successore più comunicativo.
Provo una grande ammirazione e tenerezza per Ratzinger in questo momento, in cui vive in diretta l'ennesimo confronto in cui agli occhi della massa risulta il perdente, il vecchio, il conservatore e in cui incarna l'immagine di una Chiesa chiusa e lontana dalla gente, invischiata dagli intrighi di palazzo e offuscata dall'ombra degli scandali.
Proprio lui che ha fatto il gesto più umile di tutti, farsi da parte e sopportare di essere superato in consensi dal suo successore.
Ora, ogni volta che si esalta Papa Francesco per la sua informalità e la sua semplicità, la vicinanza agli ultimi, il cambiamento e la capacità di comunicare un'immagine fresca e nuova della Chiesa, bisognerebbe ricordare che tutto questo è avvenuto proprio grazie al grande coraggio di Benedetto XVI.
Grandissimo.

martedì 19 marzo 2013

Il buon consulente di comunicazione di Papa Francesco

Quanto pesi la forma rispetto alla sostanza ce ne accorgiamo in questi giorni che salutiamo la nomina di Papa Francesco come un segno di grande cambiamento. E lo è. E ne sono felice.
Ma penso anche a come sia bastato poco per trasmettere universalmente un'immagine di rinnovamento, di semplicità, di umiltà. Poche parole, pochi gesti e già eravamo persuasi del fatto che questo è il volto della Chiesa che ci piace. Ma ci voleva così tanto?

L'importanza della comunicazione del bene. Sempre così sottovalutata.

Non credo affatto che Ratzinger fosse meno vicino al Vangelo di quanto non sembri esserlo Bergoglio, forse solo non lo comunicava in modo efficace.
Quel bel volto della Chiesa di vicinanza agli ultimi non é una novità: io l'ho sempre visto nel mio piccolo incarnato da tanti, tantissimi cristiani, persone che vivono la loro fede nel quotidiano, nei loro gesti e nelle loro parole ogni giorno e che testimoniano, laici e religiosi, una fede vissuta, bella, limpida, gioiosa, serena.
Forse troppo nascosta. Già, troppo poco comunicata.
Non dovrebbe essere una cosa strana di cui stupirci eccessivamente, dopotutto, che il Papa dica che il potere è servizio o che dobbiamo avere cura del prossimo e del creato. Però vedere la sua foto quand'era vescovo e girava in metropolitana, o in pulmino con gli altri cardinali oppure ancora alla hall dell'albergo a pagare il conto non può che stupire. E far sorridere.

Gran bella tattica di comunicazione, mi verrebbe da dire da addetta ai lavori. Già perchè a volte bastano pochi semplici gesti per trasmettere un'immagine positiva ma ne bastano allo stesso tempo altri pochi per crollare rovinosamente nella classifica dell'appeal superficiale popolare, che è cosa diversa dalla fede, ma serve sempre.

La Chiesa è per sua natura composta da diverse anime e proprio perchè umana è imperfetta, santa e peccatrice al contempo. Perchè non usare quindi un po' di quella sana furbizia che ci suggerisce anche il Vangelo ("puri come colombe e astuti come serpenti" Mt 10,16) e fare del nostro meglio per mettere in luce il volto migliore della Chiesa? Un volto che già c'è in abbondanza nel mondo e che si tratta solo di
far emergere come volto ufficiale?

Perché non puntare, si, su un po' di segni forti, popolari, forse populistici, ma che permetterebbero ( come sta già accadendo) a tanti di limare un po' di pregiudizi?
In fondo è un po' quello che serve anche alla politica: segni. Siamo umani, abbiamo bisogno di simboli, segni, messaggi chiari e semplici.

In questo caso direi che solo parzialmente la forma è sostanza. Ma intanto cominciamo con la forma, che è più urgente, poi andiamo a fondo anche nella concretezza della realtà ecclesiale a renderla, dove non lo sia già, il più possibile coerente con la semplicità e la bellezza del Vangelo.

Papa Francesco sembra sulla buona strada.

Tutto merito dello Spirito Santo, il miglior consulente, ma anche un
po' merito suo per averlo ascoltato ...

giovedì 14 marzo 2013

Papa Francesco e il "bandwagoning"

Prima tutti a dire come doveva essere il nuovo Papa. Ora tutti a dire come sarà il nuovo Papa.
E ovviamente ciascuno lo dipinge come vorrebbe che fosse: rivoluzionario, povero, buon comunicatore, umile, coraggioso contro il potere, legato alla dittatura argentina, dalla parte degli ultimi, contro il capitalismo, non europeo, diverso da Ratzinger.
La stampa sottolinea ora degli aspetti ora degli altri. La gente ne parla così, a pelle, per impressione.

Ognuno di noi ha delle aspettative nei confronti del nuovo Papa e lo vorrebbe su misura, a propria immagine.
Che è un po' quello che ciascuno di noi fa con Dio. Anche Dio lo vorremmo un po' a nostra immagine e somiglianza, ci piace citare dalla Bibbia i passi che ci sembrano più vicini al nostro pensiero ma prendiamo le distanze da quelli più "scomodi". Ci identifichiamo con la Chiesa quando il sentimento popolare è quello di grande euforia, come ieri sera in Piazza San Pietro, ma siamo pronti a rinnegare il nostro battesimo quando la Chiesa è protagonista di scandali e crisi, un po' come fece Pietro nei confronti di Gesù.

Accade così che finchè Papa Francesco è umile e fin dove sembra segnare una rottura con un passato che non ci piaceva, allora siamo tutti improvvisamente cattolici, tutti fedelissimi, tutti a pendere dalle sue labbra. Non appena scopriremo che Papa Francesco la pensa esattamente come Papa Benedetto (che la pensava esattamente come Papa Giovanni Paolo II) su temi come l'aborto, l'eutanasia, il matrimonio gay e altre questioni tipiche da dibattito tra credenti e non credenti, saremo allora pronti a rinnegare la nostra vicinanza, evidenziando la nostra assoluta anticlericalità. Si chiama tecnicamente, nel gergo della politica internazionale, "bandwagoning", cioè saltare nel carro del vincitore.

E la storia dell'umanità è piena di vili esempi.
Siamo terribilmente umani, esattamente come lo è la Chiesa e come, lo ha dimostrato Ratzinger, lo è anche il Papa. Umani, fragili, coraggiosi, imperfetti, grandi.
Ci piace saltare nel carro del vincitore finchè moltiplica il pane e i pesci, poi neghiamo di averlo mai conosciuto al momento della Passione, quando tocca anche a noi la nostra croce.

Ora c'è Papa Francesco. Ci ha chiesto di pregare prima di ogni altra cosa. Poi tutto il resto.

Penso che il Papa, come ogni creatura umana (coniuge, genitori, parenti, colleghi, amici e nemici compresi), vadano amati così come sono, accolti per la loro realtà e non per quello che noi vorremmo che fossero. Il Papa ci ha chiesto di pregare per lui prima di tutto, come forse dovremmo fare per qualsiasi persona, prima di tutto.

Forse avere fede richiede proprio questo coraggioso gesto di saper amare incondizionatamente Dio e il prossimo.
Non è forse questo il più grande insegnamento di Gesù?

Benvenuto Francesco, comunque vada hai il nome più bello di tutti.


mercoledì 13 marzo 2013

Habemus papam

Grande emozione davanti alla tv. E molto più dell'altra volta.
In fondo ci aspettiamo tutti un cambiamento dopo il gesto coraggioso di Papa Ratzinger.
La Chiesa ne ha tanto bisogno.
Il mio Papa. 
L'appartenenza alla chiesa cattolica è la mia unica vera appartenenza. 
Ovunque nel mondo ho trovato nella Chiesa una madre, forte e debole, da amare, da perdonare, da rispettare, da correggere dal di dentro. 

Un pensiero a Scola, il mio ex Patriarca, ora, qualsiasi sia il suo destino.



martedì 5 marzo 2013

Una nuova creatura politica


Non so fare previsioni su quello che accadrà, ma qualsiasi cosa venga fuori da questa situazione politica di sicuro sarà qualcosa di nuovo, di mai visto. Una nuova creatura, orrenda o bellissima, un mostro o un sogno.

Qualsiasi cosa ne venga fuori di terribile può essere solo colpa della vecchia politica corrotta.
Qualsiasi cosa venga fuori di meraviglioso può esse solo merito della democrazia.

È vero, ho sempre avuto una certa simpatia per le rivoluzioni.
Quello che mi preoccupa è ciò che segue: le controrivoluzioni o le loro distorsioni.



domenica 10 febbraio 2013

La nostra casa

Appena messo un piede dentro mi è scorsa davanti agli occhi tutta la vita. Ma si trattava della vita che ancora non ho vissuto. Mi sono vista fare colazione nella cucina assolata e uscire nel terrazzino per strappare un ramoscello di rosmarino dalla pianta.
Ho visto i miei figli correre nel corridoio e uscire dal bagno imbaccuccati nell'accappatoio. Ho visto Marco spignattare ai fornelli e poi spaparanzarsi sul divano. Ho visto i miei genitori salire le scale per Natale. Ho visto la brezza estiva sugli alberi di fronte alla terrazza. Ho visto il tramonto, un martedi pomeriggio che pioveva, la domenica mattina.
Ho visto una culla nella cameretta mentre ero distesa a letto, insonne. Ho visto una scrivania a ridosso della finestra nell'altra camera e io lavoravo guardando fuori gli alberi ancora intirizziti dal freddo dell'inverno.
Ho visto ancora tante altre cose, come la trousse dei miei trucchi appoggiata allo specchio del bagno, la cesta della biancheria sporca, gli scarponi da montagna in una scatola in garage, una bicicletta con le rotelle che fa il giro del palazzo.
E poi ho visto alcuni amici in salotto, uno di loro teneva in braccio suo figlio e guardavamo insieme dalla finestra ricordando quante estati avevamo trascorso su quella panchina laggiù in giardino. Chi l'avrebbe mai detto eh?
Non ho avuto il minimo dubbio, esattamente come la prima volta che ho visto il mio abito da sposa: quella è la nostra casa.


lunedì 28 gennaio 2013

Se fossi il ministro dei trasporti o del lavoro

Se fossi il Ministro dei Trasporti o del Lavoro comincerei a riformare il concetto di trasporto e di lavoro.
Perchè in Italia siamo indietro su tante cose ma in questo siamo all'età della pietra.

Continuiamo a vivere nella megaditta di fantozziana memoria anche se le nostre aziende, soprattutto in Veneto, sono per la maggior parte minuscole.
e continuiamo tutti a uscire di casa alla stessa ora, a intasare le strade e i mezzi pubblici nelle stesse fasce orarie, consumando i soldi nostri e i soldi pubblici, tempo ed energia, inquinando l'ambiente e il nostro umore per recarci a chilometri di distanza per sederci su una sedia davanti a un computer.

Continuiamo a svegliarci per andare in ufficio invece che a svegliarci per lavorare.

Capisco che l'età media di coloro che si occupano di politiche del lavoro e dei trasporti è elevata e nella loro testa non esiste altro modello di vita al di fuori di quello fantozziano, ma non penso che sia eccessivamente complicato, anche per il livello intellettivo della nostra classe politica, dirigente e imprenditoriale, raggiungere la conclusione che gli anni '60 sono finiti da un pezzo e che oggi esiste internet, esiste la connessione tramite remoto, esiste skype, esistono i cellulari e i tablet e che per almeno l'80% di coloro che passano la giornata seduti davanti a un pc è del tutto folle, anacronistico, controproducente e improduttivo percorrere chilometri e chilometri per raggiungerne uno quando a un metro dalla testiera del letto se ne ha un altro perfettamente intercambiabile...

Se fossi ministro dei trasporti o del lavoro per aumentare la produttività delle aziende partirei proprio dal miglioramento della qualità della vita dei lavoratori attraverso dei processi di innovazione della cultura aziendale, la riduzione dei loro sprechi di tempo nel percorso casa-lavoro e incentivi per chi imposta il lavoro dei dipendenti per raggiungimento di obiettivi o con telelavoro.

Sono assolutamente convinta che in moltissimi casi, anche se non in tutte le professioni, l'eliminazione dello stress dovuto al pendolarismo e al traffico quotidiano, porterebbe a un'impennata delle produttività nonchè della creatività.

Per non parlare della più facile conciliazione con la vita privata, la cura dei figli o di altri familiari. Conciliazione che si intende valida sia per le donne che per gli uomini (elemento per nulla scontato!).
Minor tempo sprecato nel traffico o in inutili trasferte significa più tempo da dedicare all'educazione dei figli (vera e propria emergenza sociale), più tempo per sè e per gli altri, per l'arricchimento culturale e il benessere psicofisico. Significa soprattutto più tempo anche per gli uomini per condividere con le loro partner le responsabilità domestiche e familiari.

Ecco, diciamo che se fossi pure Ministro per le Pari Opportunità...





mercoledì 23 gennaio 2013

2013, buon proposito numero 4: studiare, studiare, studiare

Ho sempre amato studiare. Perchè mai dovrei smettere? Solo perchè non c'è più nessuno a mettere un numero sul mio libretto?
Ho finito l'università da un pezzo, ma non ho mai smesso di studiare.
Quanta conoscenza ancora da esplorare per il piacere delle mie meningi!
Voglio sapere, voglio capire.
So che non mi basterà una vita per leggere tutti i libri che voglio leggere, ma ci provo.
E so che comunque non sarà mai sufficiente per conoscere a sufficienza il mondo, le sue dinamiche, i suoi ingranaggi.Sarà comunque sempre meglio di niente. Sarà comunque sempre meglio di poco.
Con un buon libro in mano il mio orizzonte si apre all'infinito, nel tempo e nello spazio, e più leggo, più studio la storia e l'attualità, più capisco, più mi sento padrona delle mie scelte, più mi sento forte.
La mia conoscenza, la mia cultura resterà sempre il mio patrimonio inquantificabile, la mia eredità, la mia essenza.
Il tempo si porterà via la mia bellezza e la mia giovinezza mentre io lo ingannerò arrichendomi di sapere.
E quando penserà di avermi consumato del tutto si stupirà di aver intaccato appena l'involucro.






venerdì 18 gennaio 2013

La cosa giusta

I miei genitori mi hanno sempre insegnato a fare la cosa giusta. E mi hanno insegnato a capire quando un cosa é giusta. Mi hanno insegnato con il loro esempio che fare la cosa giusta raramente é conveniente, che é scomodo, che é faticoso, difficile. Ma mi hanno anche insegnato che é bello.

Non ho mai visto mia mamma e mio papà prendere una decisione secondo il loro comodo, secondo la moda o perché lo fanno tutti. "Perché lo fanno tutti": Questa frase non é mai esistita a casa mia.
Quello che fanno tutti non è mai stato un riferimento.
Li ho sempre visti pesare a manciate i valori di onestá e correttezza, sbilanciandosi in caso di dubbio a loro svantaggio.
Sarà per questo che non siamo mai diventati ricchi o popolari ma siamo stati sempre piuttosto anomali.

Io non posso che comportarmi allo stesso modo. Metto i valori e i principi prima di tutto. Prima del denaro, prima della convenienza.
Le persone che mi circondano raramente mi capiscono e io mi sento sempre un po' un alieno nel comportarmi secondo quelle regole che mi hanno insegnato in famiglia.

Mi capitano ogni tanto delle situazioni particolari nelle quali vengo fortemente tentata dal comportarmi in modo non corretto per una qualche evidente convenienza.
Mi prendono per pazza, cercano di convincermi in tutti i modi. Io resto ferma sui miei passi. Mi lascio scorrere davanti opportunità e tentazioni non senza tentennare o cedere.

Non lo dico perché mi ritengo brava. Quando si fa ciò che è giusto non si é bravi, si é solo giusti. E non si ha diritto ad applausi e ricompense. La coscienza pulita é la massima ricompensa.
Lo dico perché la vita mi ha insegnato che anche se inizialmente fare la cosa giusta sembra controproducente alla fine succede sempre che in qualche modo poi si riveli la scelta vincente.

Non sarà conveniente in termini economici, non sarà conveniente in termini di successo, sarà conveniente in termini umani o, per chi ci crede, in termini divini.

E cosa c'è che valga di più dell'umanità?

Cosa più del divino?


martedì 8 gennaio 2013

2013, buon proposito numero 3: scrivere, scrivere, scrivere

La scrittura è salvifica. L'ho sempre saputo.
Scrivere, per quelli come me, è una necessità, un istinto, un dialogo interiore imprescindibile per fare ordine nei pensieri e nella vita. 
Interrompere questo dialogo crea ingorghi.
Pare che a livello psicologico lo scrivere sia riconosciuto come uno strumento utile per rielaborare gli eventi e le emozioni. Forse é un modo per dare un nome ai sentimenti, per rendere concrete le idee e trovare soluzioni alle paure. 
Rempito quintali di diari, io. Sempre fatto, fin da bambina. Poi a un certo punto ho smesso. E ho fatto male.
Ho cominciato, in un momento di bisogno estremo, a scrivere il blog, ma non è la stessa cosa. 
I blog sono finestre sulla strada per i passanti, mentre i diari siedono in casa come i migliori amici. 
Proposito numero 3 per il 2013: riprendere a scrivere un diario, se mi ricordo ancora come si fa. 
E se ai passanti può interessare getterò qualche foglio dalla finestra.

lunedì 7 gennaio 2013

2013, buon proposito numero 2: pensiero positivo


Solo cose belle per questo 2013. Basta problemi, crisi e tristezze. Sono stufa di piagnucolare per motivi futili e sono stufa di sentire troppa gente lamentarsi senza validi motivi. Basta.
E chi stabilisce se un motivo è valido o no?
Beh, diciamo che dovremmo tutti guardarci un po' intorno e imparare ad apprezzare le cose belle che ci circondano. C'è tanta gente che ha davvero motivo di lamentarsi: gente che ha problemi di salute, problemi di famiglia, debiti e problemi economici, c'è gente che non ha lavoro e c'è gente che fa lavori di merda. C'è chi è solo, c'è chi ha perso una persona cara.
Prima di tante mie lamentele ci sono quelle di tante altre persone che stanno peggio di me, davvero.
Ecco perchè voglio impormi - se non lo faccio abbastanza - il buon proposito di evidenziare gli aspetti positivi della realtà in cui vivo, nelle piccole cose, nei gesti quotidiani.
Un nuovo gioco a cui invito chiunque ne abbia voglia: trovare ogni giorno almeno una cosa bella, un buon motivo per essersi svegliati al mattino, un qualcosa di cui ringraziare il cielo, o il Signore, o quello che volete.
Questo non significa accontentarsi, significa partire da cio che c'é di bello e di buono nelle situazioni e nelle persone, avendo il coraggio di smettere per un po' la maschera della tragedia quando lo spettacolo é finito.
Quando si guarda in faccia la vera povertà e sofferenza si impara un po' anche ad avere maggiore equilibrio nelle valutazioni. E la mia vita é una bella vita, ogni giorno ho mille motivi per ringraziare il Signore dei suoi doni.
Saper dire grazie é una base di partenza per poi aspirare sempre a crescere e a migliorarsi. Una buona base di partenza di ottimismo non può far che bene ad affrontare qualsiasi sfida.
Una cosa bella di oggi: ricordarmi che la maggior parte delle volte i problemi degli altri sono più gravi dei miei.


Follow #unacosabelladioggi su Twitter e gioca.



venerdì 4 gennaio 2013

2013, buon proposito numero 1: ridurre gli sprechi di tempo

Quanto tempo sprecato nella mia vita, quanto tempo sottratto alle persone che amo, alle cose che mi donano gioia vera.
Quante energie spese in attività sterili, quanto tempo passato a lavorare per produrre una ricchezza che non si ha il tempo di godere, quanto tempo trascorso fuori casa, quanto tempo lontano dalla famiglia e dagli amici. E tutto perché? 
Il mio tempo é l'unica cosa che posseggo, la mia unica ricchezza. 
Voglio investirla al meglio, dedicandola alle persone importanti e a ciò che mi fa stare bene, alle mie passioni, alla mia vita.
Ogni minuto sprecato inutilmente é un minuto perduto per sempre. Non riesco più a sopportarne l'idea. 
2013: inizio a fare la riduzione degli sprechi di tempo. 
Sapevatelo.

mercoledì 12 dicembre 2012

Mai dimenticare oggetti in treno

Lesson learned. La mia borsa della palestra sta viaggiando da stamattina per il triveneto a bordo di un treno interregionale.
L'avevo messa sul portabagagli in alto e mi ero persa via a leggere il mio libro. Arrivata a Conegliano sono scesa, dimenticandomene bellamente fino al momento di uscire dall'ufficio, poco fa, quando mi sono resa conto che mi mancava la borsa. 
Insomma, ho combinato la mia del 12.12.12.
Allo sportello della biglietteria della stazione ho chiesto informazioni su come fare in caso di smarrimento e la signora dall'altra parte del vetro, con la faccia sinceramente dispiaciuta, mi ha consigliato di rivolgermi alla polizia ferroviaria, avvisandomi però di non farmi troppe illusioni. 
I poliziotti infreddoliti dentro la stanzetta, gentilissimi e scuotendo la testa in segno di sconforto, hanno provato a telefonare ai colleghi di Trieste, che era la destinazione del mio treno stamattina. Loro non sanno niente. Dicono di provare a sentire quelli delle pulizie. Ma nemmeno quelli delle pulizie hanno trovato niente. 
E quindi? -Chiedo io -Che si fa?
Niente. Non si fa proprio niente. Perché anche se qualcuno trova un oggetto smarrito in un treno non esiste un luogo in ci vengano raccolti gli oggetti smarriti. Nessun servizio "Lost&Found" per Trenitalia. Perdi una cosa e boh. Chi la trova la raccoglie e se la tiene. 
Peccato non ci fosse alcun documento dentro, se anche qualcuno la trova è ha il buon cuore di volerla restituire non può che consegnata alla polizia, come avverrebbe se la trovasse per la strada. 
E comunque chi la raccoglie non é molto fortunato: non c'era dentro alcun oggetto di valore, anzi, ma tutte cose che comunque mi erano utili: un paio di scarpe da ginnastica comprate in offerta, un paio di pantaloni nuovi (comprati quest'anno accidenti!!) da Decathlon insieme alla maglietta e a due asciugamani sempre della Decathlon. La roba da doccia e un paio di calzini non fanno testo. Mi secca solo per il lucchetto dell'armadietto e per il cardiofrequenzimetro nonché per i guanti da palestra comprati un mese fa per pochi euro. 
Beh insomma: ho appena scritto la mia lettera a babbo natale :(

domenica 28 ottobre 2012

A spasso nel Grand Canyon


6 agosto 2011
A spasso nel Grand Canyon 


L'aria è tersa, fresca ma non troppo. Siamo pur sempre sui 2000 metri, anche se essendo su un altopiano non ce ne rendiamo conto. Il giorno dopo la prima vista del Grand Canyon al risveglio ho ancora gli occhi pieni di meraviglia e di immensità. Ma la gioia più grande è sapere che potrò riempirmene ancora per tutta la giornata. Ci attende infatti un giorno intero da trascorrere a spasso nel Grand Canyon.
Ci incamminiamo di buon'ora lungo il sentiero che dal MotherPoint costeggia il Canyon verso Ovest.
E' una passeggiata magnifica, senza pretese, completamente in piano, una discreta lingua di asfalto curato perfettamente inserita nell'ambiente caratteristico della Kaibab Forest, cestini per la spazzatura qua e là, panchine all'ombra e al sole, spiazzi ampi per fotografare e poi punti panoramici che si sporgono sullo strapiombo protetti da un parapetto.
Gente di tutti i tipi: coppie, giovani, sportivi, anziani, famigliole con bambini, scolaresche...
Ci sono parecchi turisti che vengono da ogni dove, ma il sentiero non è affollato, anzi. Sembra che in questa immensità ci sia spazio per tutti.
Laggiù lontano all'orizzonte, sull'altro versante del Canyon notiamo del fumo innalzarsi: è un vasto incendio, come è frequente trovare in questa stagione. Lo osserveremo bruciare per tutto il giorno.
E' difficile distogliere lo sguardo dalle rocce lontano, è una sorta di ipnosi. Le ere hanno disegnato delle irregolari fasce orizzontali e la montagna sembra essere stata fatta a fette da un gigantesco coltello seghettato.  oppure sembra piuttosto che una gigantesca mano abbia strappato con violenza l'altopiano creando una cicatrice profonda. Laggiù scorre il fiume Colorado. Dio che emozione. E' lontanissimo, dal color marrone intenso, rigoglioso.
Mi prometto che la prossima volta veniamo qui una settimana intera e ci facciamo tutti i percorsi di trekking compreso il tour sulle rapide del Colorado. Per chi ama la natura questa è una località straordinaria in cui trascorrere delle vacanze degne di questo nome. Si possono trascorrere ore intere seduti su una panchina ad ammirare il panorama. E il sentiero è adatto a persone di qualsiasi età e forma fisica, ci sono infatti anche persone in carrozzina, anziani col bastone, bambini in passeggino...
Ecco, diciamo che l'unica cosa di cui non mi fiderei è di venire qui con dei bambini piccoli: la maggior parte del sentiero è completamente esposto, non che sia pericoloso percorrerlo, ma non ci sono protezioni sicure davanti allo strapiombo. Ci sono infatti molti ragazzi che si avventurano nelle sporgenze più vertiginose per farsi delle foto eroiche. Non sono molto coraggiosa in questi casi, anzi, direi che mi sembrano decisamente incoscienti e stupidi quelli che si arrischiano fin sul margine del Canyon. Sarà forse che ho letto che gli incidenti sono frequenti. Numerosi sono anche i casi di suicidi, molti dei quali però dubbi, poichè la vista dell'abisso può provocare vertigini e pare che più di qualche suicidio sia stato in realtà solo la vertigine di un incosciente.
Passeggiamo godendoci il sole e la frescura, fermandoci alle panchine più panoramiche.
Ho portato nella borsa il mio libro "Gli spiriti non dimenticano" di Vittorio Zucconi, che avevamo lasciato a metà durante il tragitto in auto. E questo mi sembra proprio il luogo ideale nel quale tornare ad immergersi nella storia di Crazy Horse. Silenzio.

venerdì 26 ottobre 2012

Solo posto in piedi

Questo treno è una deprimente metafora della nostra società.
Dei vagoni sempre più sporchi e fuori moda, dove d'estate fa troppo freddo per l'aria condizionata, d'inverno troppo caldo per il riscaldamento oppure al contrario troppo caldo o troppo freddo perché non funziona l'impianto e i finestrini sono bloccati. 
Alla fermata di Mogliano questo treno, che porta ogni giorno a Trieste un sacco di pendolari, viene letteralmente assalito da folle di adolescenti che indossano l'ultimo maglione di lana acquistato anche se ci sono 20 gradi, che alle 7 di mattina puzzano già di fumo come un vecchio al bar, e che vocianti si riversano nei vagoni sperando di trovare quattro posti vicini per chiacchierare con gli amici a voce alta, giustamente, con quella spensieratezza che è un diritto alla loro età. Finiscono per trascorrere tutto il tragitto fino a Treviso in piedi, lungo il corridoio, perché non ci sono abbastanza posti per tutti e la prima classe é vuota.
Io, per essermi seduta per sbaglio in prima classe, ancora accecata dal sonno, mi sono presa una multa di 10 euro e 37 centesimi. Senza battere ciglio. 
Nel frattempo il solito gruppetto di mendicanti maleodoranti si nasconde nei bagni per poter viaggiare senza biglietto e i controllori non fanno neanche più la fatica ...
E a pensarci bene è assurdo che ci sia la prima classe vuota e la seconda insufficiente, come é assurdo che tutta questa gente percorra ogni giorno chilometri in treno in un verso mentre ce  n'è altrettante dall'altra parte del binario che li percorre nel senso contrario. É assurdo che i ragazzi non trovino il loro posto, come é assurdo che invece lo trovino sempre i mendicanti. É assurdo prendere una multa di 10 euro e 37 centesimi perché si ha sonno la mattina, come é assurdo che stiamo tutti sudando mettere fuori ci sono più o meno 10 gradi.
Esattamente come nella società che ci siamo costruiti, dove non c'è mai posto per i giovani, ma sempre per i furbi. Dove si inquina con riscaldamento e aria condizionata a palla invece che aprire semplicemente la finestra. Dove siamo ligi nel rispettare regole stupide e dove invece siamo incapaci di poca semplice educazione. Dove siamo troppo impegnati a guardare fuori dal finestrino trascorrendo ore preziose della nostra vita ingabbiati dentro un treno per rendersi conto che fuori albeggia, che le foglie sugli alberi si stanno seccando, che il Piave é rigoglioso e che siamo già quasi a novembre. 
La vita é tutto ciò che scorre lá fuori mentre noi siamo in treno. 

sabato 13 ottobre 2012

Grand Canyon, immensa emozione


5 agosto 2011
Grand Canyon, immensa emozione

Nella Hall dell'albergo un uomo che sembra un po' plastificato (tipo Ken con i capelli di plastica) e un po' boy scout sta seduto dietro un tavolino di legno illuminato da una piccola lampada graziosa, fermo immobile. Su un supporto informativo c'è scritto che è lì per dare informazioni turistiche sul Grand Canyon. E' troppo finto, ci viene da ridere, ma approfittiamo subito di questo servizio del Grand Hotel per pianificare la giornata di domani.

L'omino, sempre in modo plastico, come avesse un interruttore dietro la schiena e un disco registrato che parte a comando, ci illustra tutte le possibilità che il Grand Canyon offre ai turisti, dal giro in elicottero (bello ma troppo costoso per le nostre tasche) al trekking giù per il Canyon (fantastico, ma troppo lungo: occorrono almeno due giorni per scendere fino al fiume e risalire!), alla passeggiata a cavallo per la foresta (!!!), alla semplice passeggiata lungo il South Rim, che è il versante del Canyon dove ci troviamo.
Data l'ora decidiamo di dare intanto una veloce sbirciatina al South Rim prima di rientrare per cena nel fichissimo Saloon-ristorante dell'albergo dove c'è anche un palchetto dove pare proprio che tengano concertini folk (!!!) e ringraziamo il Ken-boy scout che rimane lì seduto al suo tavolino, con la schiena dritta e i suoi occhiali spessi.

A pochi metri dall'Hotel troviamo la sbarra che limita l'ingresso nel Grand Canyon National Park. Fu il presidente Theodore Roosevelt nel 1908 a istituire quest'area come parco nazionale. Pare che ne fosse innamorato e ci venisse a caccia di puma. Si, di puma.
7 euro di pedaggio, ma almeno il biglietto vale fino a domani. Glieli diamo volentieri considerando che abbiamo pagato 7 euro per entrare a Calico Ghost Town e ben 80 a testa per Disneyland LA.

Ci inoltriamo nel bosco fitto di pini altissimi dal fusto dritto e proteso verso il cielo. Sembrano essere lì ritti a cercare di sbirciare oltre, esattamente come sto facendo io, nella speranza di vedere il Grand Canyon aprirsi da un momento all'altro. Non va proprio così: dopo pochi minuti troviamo le indicazioni per diversi parcheggi e all'improvviso capitiamo in una turisticissima piattaforma asfaltata di parcheggi ben ordinati. Numerosissimi pullman affollano l'area, fiumi di gente che si dirige verso una piazza con bagni pubblici e punto informazioni, vari bus navetta che conducono a diversi punti panoramici. Superorganizzato!

E poi notiamo il sentiero che, cartina alla mano, dovrebbe condurci alla vista del Canyon. Siamo talmente presi dal seguire la cartina per capire esattamente in che punto del South Rim ci troviamo che nemmeno ci accorgiamo che dopo pochi passi si apre dinanzi a noi uno spettacolo mozzafiato.

Ci avviciniamo ammutoliti al limite del sentiero che sbocca sullo strapiombo senza alcuna protezione.
Davanti a noi la "cosa" più grande che abbiamo mai visto. Un'emozione indescrivibile di meraviglia, senso di infinito e piccolezza nello stesso tempo. Spariscono i pullman, il vociare dei turisti, le insegne luminose del Mc Donalds di Tusayan. Sparisce tutto di fronte all'immensa bellezza della natura.
E questo è uno dei suoi capolavori.
Mi mancano gli aggettivi idonei.
E' qualcosa di troppo grande per le nostre unità di misura. Mi mancano i termini di paragone, mi mancano le parole, mi manca il fiato.
Non riesco a dire nulla, solo gli occhi reggono la scena.
E il  cuore.
Ho realizzato uno dei più grandi sogni della mia vita.

Verso il Grand Canyon


5 agosto 2011
Verso il Grand Canyon

Verde. Era da un bel po' che non vedevamo questo colore. Finalmente boschi. Imbocchiamo la strada retta che da Williams prosegue verso nord abbandonando la Route 66, diretti a Tusayan, la località dove pernotteremo due giorni per goderci la bellezza del Grand Canyon.
Devo ammettere di aver calcolato bene i tempi delle varie tappe, in fin dei conti si tratta di poche ore di viaggio al giorno con varie soste. Non siamo per niente affaticati. Anche perchè al di là della strada in se' il tempo da dedicare alle singole località è persino troppo rispetto a quel che c'è da vedere. Anche le attrazioni turistiche in questo paese sono diluite nello spazio sconfinato del suo territorio. Appena un piccolo assaggio rispetto a quanto si trova nelle nostre città italiane, nei piccoli borghi, brulicanti di angoli storici antichissimi tutti da scovare per i quali ci si potrebbe perdere giorni e giorni. Qui invece ti viene sbattuto tutto in faccia nel giro di pochi minuti. Per questo apprezzo anche il tragitto, la lunga strada nel nulla che ti conduce a destinazione. E' un vuoto che serve ad amplificare l'emozione della meta. O almeno finora è stato così.
Ma ho grandi aspettative per quest'ultima parte del viaggio, anche se non so esattamente cosa aspettarmi.
Ho visto foto e video a vagonate del Grand Canyon, ho letto e studiato la storia delle sue rocce, ho sognato mille volte le vertigini del suo abisso ma ho come la sensazione che sarà un'emozione superiore a quanto io possa immaginarmi.

Un po' Garcia Lopez de Cardenas, lo spagnolo che nel 1540 partì dal Nuovo Messico alla ricerca di un misterioso fiume di cui parlavano gli indiani Hopi, un po' John Wesley Powell, il maggiore statunitense che alla fine del XIX secolo guidò la prima spedizione scientifica in quest'area (ma un po' più comodamente), anche noi ci troviamo senza rendercene conto sul Colorado Plateau, l'altopiano che il fiume Colorado in milioni di anni ha eroso fino a creare una gola immensa lunga 446 km e profonda fino a 1.600 metri con una  larghezza che varia dai 500 metri ai 27 km.
1.600 metri, più di un chilometro e mezzo di abisso a strapiombo: non riesco nemmeno a immaginare questa grandezza.

Orogenesi, tettonica a zolle...per capire fino in fondo l'origine di questo capolavoro della natura serve una lezione di geografia. Quello che so è che questo è un museo a cielo aperto della storia della terra da 2 miliardi di anni fa in poi. Finalmente troviamo un po' di storia negli Stati Uniti!

E' metà pomeriggio quando raggiungiamo il nostro albergo, il Grand Hotel di Tusayan, uno splendido albergo in stile montanaro, tutto in legno scuro, sul limite della foresta. La signora dell'agenzia ce l'aveva detto che questo era un bell'albergo ma non pensavo a questo punto. Decisamente al di sopra del nostro standard!

Sopra il letto in camera troviamo una boule con ghiaccio e uno spumante non ben precisato. Non è Valdobbiadene Docg, ma non si può essere troppo esigenti.

venerdì 12 ottobre 2012

Una piccola riflessione politica

Mi sento, mio malgrado, parecchio distante dal PD. E non mi sono mancate le occasioni per dirlo.
Non sono mai stata un'iscritta, ne' una fan sfegatata, ma diciamo che nel PD ho sempre visto quella che avrebbe dovuto essere la mia "casa" politica, per vicinanza ideologica e culturale, il partito in cui avrei dovuto riconoscermi "naturalmente" per il mio percorso formativo, cattolico-progressista, social-democratico.
Sono di fatto un'elettrice delusa e mancata del PD.
Il PD ha tradito sul nascere il sogno che doveva interpretare, non riuscendo mai a innescare quel vero distacco dal passato e quella vera opposizione al berlusconismo che avrebbe dovuto incarnare. 
Tutta quella mollezza politica quando era il momento di tirare fuori le unghie non gliel'ho mai perdonata, pur non smettendo mai di sperare in un cambiamento sostanziale capace di riconquistarmi.

Poi tra crisi, governo tecnico e grillini il panorama politico é molto cambiato. E in questi ultimi giorni non si fa che parlare della partita per le primarie tra Renzi, Bersani e Vendola come se dalla vittoria di uno di questi tre candidati dipendesse non solo il futuro del partito ma anche della politica. 
Ancora una volta mi trovo a ragionare in termini di voto utile. Un paio di riflessioni così, banali e superficiali, al di lá delle mie personali intenzioni di voto, che per il momento non riguardano il PD. 

Bersani mi piace, é un politico di esperienza e di spessore, sa parlare in modo chiaro e convincente, ma in lui gli italiani non possono che vedere la sinistra del passato, quella sinistra che non si é opposta sufficientemente a Berlusconi quando era il momento di farlo e che si é sempre mescolata al resto della casta, approfittando dei privilegi senza ottenere alcun risultato nella lotta agli sprechi e alle prepotenze della politica. Non credo sia lui la persona giusta per convincere gli elettori a dare il proprio sostegno al PD alle prossime elezioni politiche.

Anche Vendola mi piace, é un politico di esperienza e di spessore, parla in modo molto idealista e progressista, mi riconosco in molte sue affermazioni, ma per quanto la sua sessualità a me non provochi alcun tipo di problema, temo che come candidato nazionale possa essere penalizzato in questo da quella parte più conservatrice degli elettori che magari non votano tradizionalmente a sinistra ma che, delusi da come stanno andando a finire il PDL e la Lega, magari potrebbero essere persuasi dal votare un tipo come Renzi.

Infatti Renzi potrebbe davvero essere la persona giusta. Mi piace, certo, perché é giovane certo, perché dice finalmente quello che tante persone come me pensano ( cioè che é il momento di un cambio generazionale generale ai vertici). Non faccio l'errore di esaltarlo come fosse il messia della sinistra. Sicuramente in lui ci sono degli aspetti e delle posizioni controverse, ma é proprio in questo che sta la sua forza a livello di eleggibilità nazionale. Rappresenta quel nuovo che in questi momenti di crisi la gente insegue in modo irrazionale, a pelle. Esattamente come fece nel 94. 
Mi chiedo come mai le gerarchie del partito non vogliano approfittare di questa carta, nascondendosi dietro le quinte e continuando il percorso che hanno iniziato. Me lo chiedo e anche mi rispondo: sanno benissimo che non hanno futuro alle spalle di Renzi, lui l'ha detto chiaramente. 

Renzi é accusato di essere troppo sbilanciato verso destra rispetto allo standard del Pd. Ma credo sia anche una questione di generazione. E la nostra generazione é infatti sicuramente molto meno marmorizzata sui tradizionali pilastri della cultura politica della sinistra. Basti pensare al mondo del lavoro, nel quale abbiamo perso tutti i nostri diritti e per il quale ora siamo disposti ad accettare condizioni moooolto "liberaliste" pur di lavorare... Una maggiore apertura al dialogo sui temi classici della destra liberale, cosa di cui accusano Renzi, non é un peccato mortale, ci sono molti aspetti (penso ad esempio il famigerato art 18...) sui quali ci sono secondo me molti margini di discussione. Oggi una maggiore apertura non può che essere la carta vincente per andare a raccogliere consensi in quel micidiale centro moderato dove pare che si affossino gli italiani tra un ventennio e l'altro.

Indipendentemente dalle mie opinioni personali posso affermare quindi che a livello strategico Matteo Renzi potrebbe essere la persona giusta a rappresentare quel poco di cambiamento necessario alla politica monolitica del Pd. Quel poco di rinnovamento sufficiente a contrastare l'ondata dei grillini che - preparatevi- supererá ogni aspettativa.
A dir la verità non mi auspico un governo grillino ( anche se per me non regge l'argomento classico anti-grillino che cioè si tratta di ragazzi impreparati e digiuni alla politica: perché la Minetti, la Carfagna o Calderoli lo erano??). Condivido la maggior parte dei punti del programma del Movimento a 5 Stelle (a proposito, l'avete mai letto?) ma non vorrei vederlo al governo. Sarebbe come ammettere la sconfitta definitiva della politica tradizionale. Forse é quello che ci vuole, ma forse anche no, o almeno non cosi, non ora. Sono un po' rivoluzionaria, è vero, ma alla fine non auguro mai le rivoluzioni, perchè implicano la violenza. Preferisco i cambiamenti graduali dall'interno. E infatti spero sempre che la loro propositivitá e la loro spinta al cambiamento venga raccolta dai partiti istituzionali come occasione di rinnovamento profondo. Illusa. Forse però non mi dispiacerebbe vedere qualche grillino al parlamento, potrebbero bastarne una manciata per vederne delle belle. 

O forse sono solo troppo sognatrice e mi illudo ancora una volta che una qualche svolta sia ancora possibile, che esistano ancora dei politici illuminati che hanno a cuore l'interesse pubblico e la legalità, che non intraprendano questa strada solo per prestigio personale e per rubare meglio....

Ho una concezione troppo elevata della politica, quella vera, con la P maiuscola per arrendermi e per non sperare in un cambiamento. Un cambiamento che forse, facendo le mosse giuste, potrebbe essere il PD a guidare, insieme ai suoi ipotetici alleati. O che altrimenti sarà necessariamente in mano ai grillini, o a una rivoluzione. 

Io mi chiedo da che parte voglio stare. E non ho ancora deciso. 
Intendo se fare una rivoluzione oppure no...


p.s. non cito minimamente PDL, Lega o UDC come luoghi del cambiamento e non serve spiegare il perchè...