venerdì 16 settembre 2011

HoneyUSA. NEW YORK

New York.
Non potevamo non fermarci qualche giorno a New York.
Piccolo appartamento in Upper East Side, a Manhattan. Scale antincendio arrampicate sulla facciata esterna del palazzo, aria condizionata ululante, nessuna tapparella, vista su altro palazzone.
Sulla cartina sembra tutto vicino, Central Park, Downtown, the 5th avenue.. Ma non é affatto così.
Certo, la dirò anche io la banalità che dicono tutti gli italiani in America: "qui è tutto grande". Vero. Ecco l'ho detta.
Strade, grattacieli, reparti del supermarket dedicati alle patatine, bibite e panini, girivita dei passanti...
Il nostro primo impatto con la grande mela, come la chiamano, é un po' controverso. Perché a New York ti sembra di abitarci da sempre, tutto sembra già visto e quindi in un certo senso non ti colpisce niente. Almeno questo è l'effetto che ha fatto a noi.
La parola ridondante é "grande". Grande si, ma io aggiungerei anche "vecchio". New York mi è parsa una città vecchia, non antica, certo non storica, ma nemmeno così futuristica. Sarà che siamo talmente abituati a vederla come scenario in film e telefilm, ma a me (e anche a Marco) non ha suscitato alcuna eccessiva emozione.
Tutte le grandi città assomigliano a New York e New York assomiglia a tutte le grandi città del mondo. Una gigantesca distesa di periferie e un centro commerciale nel mezzo. I negozi delle grandi marche, qui come a Milano o a Londra. Mc Donald's puzzolenti qui come ovunque nel mondo, negozietti minuscoli con scritte in cinese, qui come in via Piave a Mestre. Questa -hanno ragione- è proprio la capitale del mondo globalizzato. C'è tutto di tutto.
Abbiamo cercato invano qualcosa che ci lasciasse senza fiato, ma per quanto la Statua della Libertà sia carica di simbolismo, per quanto Ellis Island trasudi memoria, ground zero attualità internazionale e il Ponte di Brooklyn illustri un bel panorama... in fondo niente ci ha trapassato in profondità. I villages, little Italy e Chinatown sono colorati e strapieni di gente, ma tutte le strade sembrano uguali. incrocio, semaforo, strisce pedonali, marciapiede affollato, taxi, Starbucks. Prossimo isolato: incrocio, semaforo, strisce pedonali, marciapiede affollato, taxi, Burger King...e via così...
Cosa rende unica questa città? Dov'è l'identità di questo paese? Dov'è la sua storia? Non abbiamo trovato tracce profonde, solo passi freschi.
Dov'è la sua anima, dove il suo cuore? Abbiamo trovato templi innalzati al dio progresso, al dio denaro (perché questo sono i grattacieli), abbiamo vissuto l'esperienza unica e tremenda di sentirci invisibili nella metropolitana.
Abbiamo toccato con mano i sogni di gente proveniente da tutti gli angoli del mondo, esuli, immigrati in cerca di nuova vita, di opportunità, di casa.
Ciascuno ha portato qui il suo sogno di progresso. Poi c'è chi ce l'ha fatta e chi no.
Il tempio del consumismo si arresta alle porte di Central Park, uno splendido polmone verde nel cuore di Manhattan. Ci si perde nei vialetti, colline, rocce, laghetti, prati verdi. Gente che corre, che passeggia, che riposa su un prato. Una grande pace.
A differenza di tanta gente, estasiata dopo aver visto questa città, non vivrei mai a New York.
Ma dentro Central Park si.


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giovedì 15 settembre 2011

HoneyUSA. Le premesse

Premessa: per me hanno sempre avuto ragione gli indiani.
E già partiamo male. Perché andare in America tifando per gli indiani ti indispone di default nei confronti di tutto ciò che c'è di costruito sul continente.

Al posto di sbarcare in un festoso clima disneyano con la bandierina e l'hot dog in mano, finisce che osservi ogni cosa con disincanto e un pelo di cinismo.
"Fantastico, sono la persona giusta nel posto giusto. Non mi fregate con la menata del sogno americano" mi dico mentre come uno zombie dopo 9 ore di volo attendo in coda al JFK di essere schedata con tanto di impronte digitali di tutte e 10 le dita.

"Sono in vacanza. Sono qui per divertirmi e il mio divertimento massimo é il reportage". Ma siccome sono anche in viaggio di nozze se il mio fresco maritino mi sgamma a lavorare anche stavolta potrebbe essere un problema...

Già l'anno scorso abbiamo trascorso le ferie in Bielorussia per il progetto Help for Children, stavolta non posso, dai.

Niente interviste e niente block notes, solo impatti, impressioni e chilometri. Tanti chilometri.



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mercoledì 14 settembre 2011

La mia prima vendemmia

Si può dire di aver vissuto senza aver mai provato l'ebbrezza di una vera vendemmia?
Cittadina da sempre, non ho mai visto da vicino questo rituale contadino antico. Me ne vergogno, perché si tratta di una carenza culturale imperdonabile.
Curiosa per deformazione professionale, ho trascinato marito ed amici alla vendemmia del Valdobbiadene DOCG, tra le spettacolari colline trevigiane di Guia.
Giornata stranamente calda per la vendemmia, quest'anno anticipata a fine agosto. Pantaloni lunghi e scarponi da montagna. L'appuntamento è direttamente in vigna, dove ci accompagna personalmente Desiderio, il titolare della Cantina Bortolin Angelo Spumanti, produttore di un Valdobbiadene DOCG da Gran Medaglia d'oro. Se dobbiamo vendemmiare allora andiamo a farlo dove si produce il miglior spumante del mondo no?
Il posto è spettacolare. Il vigneto si distende sulla riva di una collina, del tutto nascosta dalla strada, a cui si accede solo tramite uno stretto sentiero asfaltato. Franco, il proprietario del vigneto e cognato di Desiderio, ci aspettava li insieme a moglie e tre figli e alle sue due sorelle anch'esse con marito e figli. É domenica e questa non é gente che vendemmia di professione. Ci siamo infiltrati nel bel mezzo di un rituale familiare.

Il vigneto apparteneva al padre di Franco insieme a un altro pezzo della collina e a quella casa laggiù, oggi venduta e restaurata, ma ancora disabitata.
Mentre iniziamo a recidere i grappoli succosi con delle apposite forbici le sorelle di Franco e la moglie Giovanna ci raccontano episodi della loro infanzia in vigna, il tempo in cui abitavano in quella casa senza elettricità e acqua corrente, quando la nonna allevava bachi da seta sull'enorme gelso che sorge ancora nel cortile. Giovanna ricorda i consigli di suo padre Angelo, il fondatore della Cantina che porta il suo nome, su come procedere in modo ordinato la vendemmia lungo i filari, e descrive i giochi dei bambini che avevano il compito di raccogliere tutti gli acini caduti a terra...
Il tempo si ferma. Rimane solo il profumo dell'uva matura. I cani corrono liberamente per il vigneto insieme ai bambini.
Man mano che si procede si osserva come cambiano i grappoli a seconda della posizione del tralcio: più vicino al bosco e al lato ombroso della collina sono meno maturi, gli acini verdi e meno polposi. Mentre lassù dove il sole illumina i filari fino a sera sono più belli, ricchi e succosi. Si capisce così la profonda differenza che c'è tra il Prosecco doc (coltivato in pianura) e il docg (in collina). La fatica del lavoro in questi vigneti eroici é tutta descritta nei profumi inconfondibili del Valdobbiadene docg. Un succo di storia e di sacrifici. Quelli di una famiglia come questa di Angelo, ad esempio, oggi premiata dal riconoscimento internazionale per l'alta qualità dei suoi spumanti.
Grazie al nostro inesperto contributo la vendemmia finisce presto. Quattro persone in più, per quanto digiune di esperienza e tecnica, possono fare la differenza. E cosi c'è tutto il tempo di allestire una tavolata sotto un vecchio noce. Quel noce da cui spunta, quasi spettrale, una falce, dimenticata lassù appesa chissà quanto tempo fa dal padre di Franco. Il noce ora l'ha inglobata al suo tronco, come a voler conservare anch'esso un ricordo della famiglia che per tanti anni ha coltivato con amore quella terra.
Già, perché sembra proprio che la terra riesca a cogliere le emozioni delle mani che la lavorano. Ed è proprio quella stessa passione per la vite e i suoi frutti che contraddistingue ogni membro della famiglia Bortolin. Una passione estremamente contagiosa e travolgente, che abbraccia con generosità e sincero affetto ogni persona che ne entri in contatto.
Come noi, per un giorno adottati nella vigna dalla famiglia Bortolin. Bere un bicchiere di vino d'ora in poi non sarà più la stessa cosa.

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venerdì 9 settembre 2011

HoneyUSA. In viaggio di nozze con la giornalista

Mi chiedono in tanti come è andata in America. Forse perché chi mi conosce conosce anche la mia spiccata natura anticonsumistica e forse vede con curiosità la scelta di andare negli states in viaggio di nozze.
E per rassicurare gli amici sul fatto che non ho abbandonato la mia linea racconterò alcuni aneddoti e riflessioni su ciò che abbiamo visto e vissuto durante la nostra avventura americana.

Dovevo andarci in America prima o poi. Non si può essere dei veri anticonsumisti, anticapitalisti e anticolonialisti senza aver visto con i propri occhi almeno un pezzo d'America.
Lo dovevo ai miei sogni e ai miei libri. Lo dovevo alle mie idee e ai miei valori.
Lo dovevo alla giornalista che non riesco a smettere di essere nemmeno in viaggio di nozze.
See U soon


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mercoledì 7 settembre 2011

Friendship

Dicono che gli amici si riconoscono nel momento del bisogno. Vero. Ma secondo me si tratta delle stesse persone che ti sono vicine nel momento della gioia. Non sono quelli che ti fanno il regalo più prezioso, ma quelli che arrivano per primi alla tua festa, gli ultimi ad andar via.
Ci sono molti modi diversi di partecipare alla gioia e al dolore altrui, ma non ci sono tante giustificazioni: nei momenti più tristi della vita come in quelli più felici basta guardarsi intorno per quantificare in modo matematico il valore dell'amicizia.
Io non sono brava con i numeri, prendo le misure a spanne. E finisce spesso che i conti non tornino...


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lunedì 5 settembre 2011

Tiramisù vs Francesca 1-1

Ho sempre fatto sapere in giro di non essere brava a cucinare. Non che sia vero. Semplicemente non ho avuto molte occasioni di cimentarmi. Ora é una questione di principio.
Ho cominciato a battermi con il tiramisù: avversario freddo, tradizionale, coinvolto emotivamente perché è il dolce preferito di mio marito. 3 uova, 250gr mascarpone, 55gr zucchero, cacao amaro in polvere, caffè, savoiardi.
Messo giù così sembrava facile.
E invece al primo match ho perso rovinosamente.

I tuorli montati al minipimer con il mascarpone sono impazziti e mi sono accorta troppo tardi che erano da aggiungere anche gli albumi montati a neve: li avevo già buttati nella spazzatura...
Risultato umiliante. Il gusto era quello del tiramisù ma mancava del tutto la consistenza. Me ne sono mangiata una porzione per punizione prima di mandare la sbobba a raggiungere gli albumi...

Ieri si è svolto il secondo match. Impresa compiuta completamente a mano. La crema montata con la frusta e con l'aggiunta degli albumi é venuta una meraviglia: morbida, spumosa. Al posto della squanfida vaschetta di alluminio ho optato per colmare dei bicchieri di cristallo. Una spolverata di cacao amaro. Forse i savoiardi erano un po' troppo imbevuti di caffè ma la vittoria é stata conquistata con generali ovazioni.
1-1
A breve lo spareggio.


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lunedì 29 agosto 2011

I bisbigli del controllore FS

Un uomo sta discutendo con il controllore sul treno per Conegliano. Deve aver appena scoperto che ha diritto ad uno sconto sull'abbonamento del mese prossimo se presenta l'abbonamento dei mesi precedenti. E dal tono della sua voce mi sa che lui, come praticamente tutti, l'abbonamento del mese di agosto non l'ha fatto perché è andato in ferie e quello dei mesi prima deve averlo buttato via.
Dello sconto di circa il 40% a me ne ha parlato l'altro giorno un altro controllore sussurrandomelo quasi di nascosto dagli altri passeggeri. Non ho visto alcun cartello in stazione, nessun annuncio dagli altoparlanti.

Forse le Ferrovie dello Stato sperano che siano in pochi ad aver saputo del diritto allo sconto a causa della multa presa dalla Regione. E soprattutto lo dicono oggi nella speranza che in tanti non abbiano conservato il vecchio abbonamento...
Ma io sta volta sono stata più furba di loro e quindi mi becco il mio 40% di sconto. Lo prendo per una richiesta di scuse per tutti i ritardi che mi sono subita....


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giovedì 25 agosto 2011

Si può sognare la routine?

Alterno momenti di euforica volontà di condivisione ad altri più angusti istinti di ritiro a vita privata. Niente più facebook, niente più blog, niente solite attività. Ho voglia di normale routine e di condividerla con pochi, fidati, fedeli e preziosi amici e familiari.

Ho sognato questa routine da sempre: una casetta tutta per noi, una cucina da imparare a conoscere, tante piccole cose da fare ogni giorno. Routine domestica. Il matrimonio non è forse anche questo? E io ho sognato da sempre il matrimonio e quindi da sempre ho anche sognato tutto questo. Fare la casalinga non é mai stata una mia ambizione, ma gestire una casa fa parte della vita. E io voglio farmelo piacere.
Mi piace avere pulito intorno a me e si prova una grande soddisfazione nell'osservare i risultati dei propri sforzi domestici. Mi piace dare l'acqua alla mia piantina e ripiegare in armadio i vestiti appena stirati.
Ora che tutto è nuovo sembra quasi piacevole. So che presto si trasformerà in un peso, ma io sono una che ama gustarsi le cose cosi come sono, come vengono, come un caffè amaro. Me le voglio godere adesso per quel poco di gioia che possono darmi.

Mi voglio godere un po' di meritato egoismo. Troppe sono le delusioni che mi sono piovute addosso da parte delle persone, pochi, davvero pochi sono gli amici che si possono definire tali e con i quali ho voglia di condividere adesso questa mia nuova meravigliosa routine.
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martedì 23 agosto 2011

Una pace assolutamente reale

Un mese fa era il giorno del mio matrimonio. Una giornata splendida iniziata con un tempaccio e un freddo inaspettato per la stagione. Ma io ero serena come non mai. Non mi interessava assolutamente nulla del tempo. Un mese fa, il fotografo è arrivato in ritardo perché non trovava casa mia. Gli è caduta la macchina fotografica sul piede e si è pure fatto male. Ma nelle foto ero sempre sorridente. Non mi interessava assolutamente nulla del suo ritardo. La Alfa rossa di mio papà ci ha accompagnato fino alla chiesa, lì dietro l’angolo, tutti e quattro: mia sorella, mia mamma, mio papà ed io. Come andassimo ad una gita. Tranquilli.
E poi davanti alla chiesa amici inattesi e sorrisi. L’affetto della nostra parrocchia di sempre, degli amici di sempre, dei parenti, del coro. Non mi interessava nulla al di fuori di quella chiesa. Tutto ciò che avevo di più caro era lì presente e partecipe.
Una pace surreale. Anzi no, una pace assolutamente reale.
Abbiamo ricevuto un dono grande dal cielo e da tutte le persone che hanno condiviso con noi la gioia di quella giornata.
Grazie...

venerdì 22 luglio 2011

margherite

Alle pareti ho appeso l'affetto.
L'amicizia l'ho riposta sulle mensole della libreria.
Nei cassetti ho adagiato ricordi e speranze.
In valigia ho messo sogni dall'orizzonte sconfinato.
La casa trasuda la nostra voglia di iniziare una nuova vita.

Ho addosso la leggerezza di una libellula.
La pace di una margherita.
Tante margherite.

venerdì 24 giugno 2011

Click... solo una grande gioia

La soglia di un mese prima è stata superata. Cerco di non farmi sopraffare dalle migliaia di cose da fare e ricordare e pensare: voglio godermi ogni singolo istante. Assaporare ogni piccolo grande passo avanti, osservare con soddisfazione come la mia vita piano piano stia cambiando, in meglio… Osservare i piccoli grandi gesti delle persone che mi sono vicine in questo momento, cercare di glissare sulle mancanze e sulle cose che non sono come vorrei... Solo sogni belli.
A partire dalla nostra casetta che comincia a prendere forma, rispecchiando un pezzo dopo l’altro la nostra personalità, i nostri gusti, i nostri colori. Non sempre è facile trovare l’accordo e quindi ne esce fuori una casa molto eclettica, esattamente come noi, una sintesi perfetta di quella diversità e complementarietà che ci ha permesso di arrivare insieme fin qui dopo 14 anni. Modernità ed elementi classici, tradizione e tecnologia, i ricordi dei miei viaggi e quelli della nostra storia ma soprattutto ironia, colore e un po’ di sano “arrangiarsi”, tipico di noi che siamo gente da campeggio e da viaggi all’avventura…

Anche il viaggio è quasi del tutto a posto, l’attesa estenuante per le carte di credito (che sono un'invenzione infernale e che disattieveremo non appena rientrati), la patente internazionale per guidare nel deserto dei Mohave in direzione Grand Canyon, pile di guide e di libri sui villages di New York e la storia dell’immigrazione americana. Ho ripescato i miei vecchi libri consumati sulla storia degli Indians native, ho trovato itinerari e percorsi lungo la route 66 e poi ho comprato un bel diario corposo… 

Non vedo l'ora che sia quel giorno, ma allo stesso tempo vorrei dilatare un pochino questa attesa per poterla assaporare meglio... Ci sarebbero così tante cose da annotare, ma l’unica cosa che riesco a scrivere in questo momento sono delle lunghe liste di cose da fare e di persone a cui telefonare. Nel frattempo capitano un sacco di cose meravigliose che vorrei fotografare una ad una per portare con me per sempre il ricordo di questi giorni…
Click…il copriletto che mi ha comprato la mamma al mercato e che mi assomiglia più di qualsiasi altra cosa in quella casa. Click… il vestito che finalmente calza alla perfezione e la signora Mirella quasi commossa… Click... il libretto della messa da correggere che ogni volta che lo leggo mi emoziono… Click… amici e parenti che dimostrano in mille modi il loro affetto… Click… le lenzuola che mi ha regalato la nonna finalmente nell’armadio, come sarebbe felice di vederle finalmente al loro posto…

A volte mi prende un po’ l’ansia e la mia paura irrazionale di perdere il controllo della situazione. Panico. Ma so che non succederà. Nella mia vita mi sono sempre goduta al massimo i momenti più forti ed emozionanti, dagli esami di maturità alla laurea. Come entrare in scena sul palco: l’emozione dei 5 minuti prima mi farà tremare le gambe, poi ci sarà solo una grande gioia. 

giovedì 9 giugno 2011

lista nozze

Divertente, faticosissimo e un po’ imbarazzante fare spese con i soldi degli altri. Cioè scegliere dei prodotti che molto probabilmente qualcuno ti regalerà. Insomma fare la lista nozze.
Trovo che la lista nozze sia una trovata assolutamente intelligente. Dal punto di vista pratico, soprattutto: si sa che quando ci si sposa parenti, amici e conoscenti solitamente ti fanno un regalo. Quindi inutile far spendere loro soldi per cose che magari agli sposi non piacciono o che si trovano doppie. Così si ottimizzano energie e in fondo anche soldi, che quindi vengono spesi bene in ogni caso, con la garanzia di rendere felici i destinatari.

Ho trovato spassoso girare per i reparti della SME pensando alle cose che potrebbero servirci in casa. La commessa divertita diceva che ormai sono davvero rare le coppie che fanno la lista nozze partendo da zero come noi. Ormai il 99% delle coppie sceglie prima di convivere e quindi molti oggetti se li compra prima. Quando arriva il momento di sposarsi si accorgono che hanno già tutto e quindi magari optano per ricevere come regalo un contributo per un viaggio di nozze.

Noi siamo i più fighi di tutti, abbiamo fatto sia questo che quello.

Certo, una cosa va detta: prima di decidere di sposarci e tutto il resto abbiamo fatto due conti, abbiamo visto cosa potevamo permetterci di fare e cosa no. Casa, viaggio, festa... Abbiamo prima studiato l’opzione “facciamo tutto da soli” e abbiamo visto che volendo avremmo potuto farcela, ovviamente semplificando molte spese... Poi un po’ alla volta sono arrivati gli “aiuti”.
Lo stesso ragionamento l’abbiamo fatto per la lista nozze e la lista viaggio. Pensiamolo come se dovessimo pagare tutto noi. Le cose cambiano, si evita di strafare, si scelgono le cose davvero importanti, si evitano gli sprechi, ci si sofferma su ciò che piace ma con un occhio anche al prezzo.

E’ brutto fare i conti in tasca alle persone. Ho sempre odiato questo aspetto dei matrimoni.
Inviti le persone con le quali hai piacere di stare insieme, comunichi la notizia a chi hai piacere di dirlo. Quando abbiamo scritto i nomi sulle buste delle partecipazioni abbiamo pensato semplicemente a quelle persone che avremmo avuto piacere di avere vicino al momento della cerimonia per condividere con noi quel momento di gioia. Tutto qui. E neanche tutte. Perchè di persone con le quali condividere quel momento ce ne sarebbero state tante altre, ma abbiamo dovuto fare una selezione per ovvi motivi di budget!
Quindi nessun ragionamento di interesse, anche se purtroppo devo constatare che le persone che ricevono la busta con la partecipazione mi danno l’impressione di pensare “ecco, mi tocca fare il regalo”. Nessuno lo dice, ovviamente, ma probabilmente è una mia paura.

Alla fine del giro resta però il fatto che i conti in tasca alla gente li fai eccome, nel timore che le cose che hai messo nella lista siano troppe o troppo poche, a pensare se davvero verranno spesi tanti soldi, se non è esagerato, se è davvero utile...

Combattuta. Da una parte penso che tutto questo fa parte di una logica consumistica che vincola le persone a costruire relazioni quantificabili con il valore di un regalo, e che sarebbe da combattere con comportamenti controcorrente. Dall’altra penso che invece di quei regali ne abbiamo bisogno, forse non di tutto, ma che ce le dovremmo comprare comunque quelle cose, visto che partiamo da zero, penso che in fondo è bello costruire una famiglia mettendo insieme oggetti di uso quotidiano che ti regalano amici e parenti, è un modo per sentirli vicini in questa occasione, durante il viaggio e tutte le volte che userai quell’oggetto, umile o di prestigio che sia. Non ha importanza.
E poi penso che dobbiamo sì essere distaccati dai beni materiali, ma che la bellezza si esprima anche in questo, che l’estetica e il gusto per le belle cose non sia un peccato se vissuto con sobrietà.
Un po’ come quando da bambina scrivevo la letterina a Babbo Natale sono emozionata nell’attesa e come un bambino spero tanto che quei regali arrivino. Ti prego ti prego ti prego, stringendo i pugni, come in un capriccio.
In effetti è un po’ un capriccio, ma una volta ogni tanto farà poi così male essere un po’ indulgenti con se stessi e ammettere sinceramente che non vedi l’ora di scartare i pacchetti?

mercoledì 8 giugno 2011

anche partendo da zero...

Quando ad agosto scorso eravamo su quella spiaggetta di Dubrovnik, vicino agli scogli e al tramonto, pensavamo “Chissà se ce la facciamo... Con contratti a tempo determinato, senza un soldo, siamo sicuri di riuscire a farcela da soli? Riusciremo a fare un mutuo? Riusciremo a pagare un affitto, le bollette, le spese? E il matrimonio? Riusciremo a organizzare la festa? ".

Non siamo mai stati dei conformisti, “faremo quello che possiamo” ci dicevamo. Il matrimonio per noi non è quella cosa mostruosa che si vede nei film e nei programmi di wedding planner. Il matrimonio è una cerimonia, serve un sacerdote e dei testimoni. Abito, fiori, addobbi, musica, pranzo, bomboniere…. sono tutte cose non indispensabili, piacevoli ma non indispensabili. "Andremo a risparmio, chissenefrega delle cose superflue". Ridevamo, ma non era una battuta: effettivamente ci si può sposare anche senza un soldo. E per vivere ci basta quel che abbiamo. “Lavoriamo entrambi, non prenderemo chissacchè ma un affitto lo possiamo pagare. Magari non compriamo casa, magari  andiamo in affitto in un mini, magari arredato, magari risparmiamo su tante cose, forse possiamo farcela”.

La voglia di stare insieme è più forte del conformismo. Per fortuna.
Quando pensavo a queste cose, forse un po’ da incosciente non ero mai troppo preoccupata. E non lo sono tutt’ora che manca così poco e ci sono ancora un sacco di cose da fare!
Pole pole, dicevano in Africa. Piano piano e si fa ogni cosa.
Pensi di partire da zero e di non avere nulla, invece hai tutto.

convivenza

Conosco molte coppie che convivono o hanno convissuto, che hanno scelto di non sposarsi, di sposarsi civilmente o di temporeggiare. Per fortuna – e dico per fortuna – viviamo in un momento storico nel quale non siamo mai stati più liberi di scegliere le forme dello stare insieme. La società in cui viviamo ci permette di fare allegramente e senza grandi drammi familiari qualsiasi scelta.
E io che sono un’anticonformista per natura alla fine mi ritrovo a fare la scelta più tradizionale: sposarmi in Chiesa e senza convivere prima.
Ho trovato parecchie persone stupite del fatto che io e Marco abbiamo deciso di sposarsi senza nemmeno ipotizzare la convivenza. Dicono in tanti che quando si vive insieme le cose cambiano. E questo lo sappiamo bene. Le cose cambiano in continuazione man mano che passano gli anni e che la vita quotidiana ti assorbe di impegni sempre diversi: prima c’era la scuola, poi l’università, poi il lavoro e un domani ci sarà la casa e la famiglia. Nuovi equilibri sempre da ricercare insieme.
Io non giudico le scelte di nessuno, anzi. Penso che ciascuno debba sentirsi libero di fare una scelta motivata e consapevole e soprattutto coerente con i suoi principi.
Io per fortuna non ho avuto alcun tipo di contrasto con Marco su questo fronte. Grazie al cielo non si è mai posto un problema di contrapposizione di principi religiosi sul matrimonio. Abbiamo la stessa identica concezione. Troppo facile.

Eppure mi chiedo lo stesso perchè mai non avrei dovuto prendere in considerazione la convivenza.
Una risposta può essere il fatto che ci conosciamo talmente tanto che non ho bisogno di viverci insieme per decidere. Appena possibile ci sposiamo. Ovvio. Perchè dovremmo temporeggiare?
Abbiamo fatto una scelta di "per sempre" da sempre. Gli alti e bassi ci sono stati e ci saranno, li abbiamo superati insieme e insieme ne supereremo altri se abbiamo la medesima prospettiva del "per sempre".
Non avrei mai potuto accettare di sentirmi messa alla prova dalla convivenza, come un oggetto che potrebbe essere difettoso. Non mi piace l’idea della possibilità di resa con lo scontrino. O si acquista il pacchetto completo o niente. Massima trasparenza, nessun segreto. Pienamente informato in anticipo sui difetti di fabbricazione. Prendere o lasciare.

Solo l'uomo della mia vita potrebbe accettare una simile condizione.


Il matrimonio è un per sempre e per tutto.  Sarà anche esigente, ma l'amore mi piace solo se incondizionato. A tempo pieno e a tempo indeterminato.



giovedì 19 maggio 2011

quotidianità straordinaria

Quando hai di fronte la persona giusta non ci sono film o romanzi che tengano. 
La realtà supera la fantasia. E non ci sono altre parole. 

Ecco perchè non amo i romanzi, ma prediligo i reportage: sono abituata ad una quotidianità troppo straordinaria per emozionarmi di fronte alla finzione.

lunedì 2 maggio 2011

La vera "lezione" che dovevamo dare a Bin Laden...

Gli americani che festeggiano davanti alla Casa Bianca la morte di Bin Laden non sono migliori di quegli arabi che festeggiavano il crollo delle Twin Towers. Mi danno il disgusto.
Non che io abbia mai fatto il tifo per AlQuaida, sia chiaro, ma non saremmo stati tutti più contenti di saperlo arrestato e messo in un carcere di massima sicurezza, sottoposto a un processo per crimini contro l'umanità davanti agli occhi digitali del mondo? Non sarebbe stata questa la vera vittoria dell'occidente contro il terrorismo?

Per uccidere Bin Laden gli americani ci hanno messo 10 anni, trascinando in una guerra infinita la popolazione dell'Afghanistan che di certo non sta meglio ora di quanto non stesse prima. Per vendicare i circa 3000 morti dell'attentato dell'11 settembre gli Usa hanno ucciso una cifra compresa tra 200.000 e 1milione di persone, tra cui migliaia di civili, donne, bambini...

Non mi rende felice la notizia della morte di Bin Laden, come non potrebbe rendermi felice la notizia della morte di nessuno. Abbiamo costruito con fatica e sudore e sangue una civiltà del diritto come fondamento della democrazia in cui tanto sbandieriamo di credere e poi, proprio quando abbiamo la possibilità di dare una "bella lezione" a colui che è considerato il nemico numero uno della democrazia e della civiltà occidentale che facciamo? usiamo le sue stesse armi: la violenza, la morte.

Sono davvero convinta che prenderlo vivo e fargli un giusto processo avrebbe dimostrato davvero la superiorità della civiltà, delle leggi e della democrazia occidentale. Non per buonismo, ma perchè se mettiamo i diritti umani come principio fondante della nostra civiltà la persona umana è da rispettare sempre. La pena di morte non è ammessa mai. E gli americani continuano a cadere su questa contraddizione, da sempre, pur facendosi tanto promotori della democrazia e dei diritti...

Se la guerra e la pena di morte restano ancora l'unica soluzione dei nostri problemi, allora non abbiamo proprio niente da festeggiare, non siamo vincitore di niente.

La democrazia, la civiltà del diritto, la cultura dei diritti dell'uomo non ha vinto neanche questa volta.
Hanno vinto ancora i terroristi.

martedì 26 aprile 2011

Chernobyl, 25 anni di male invisibile

Si celebra oggi, 26 aprile 2011, il 25esimo anniversario del disastro di Chernobyl. Un anniversario celebrato con una nuova catastrofe nucleare, la controversia sul numero delle vittime, l’emergenza strutturale del sarcofago, l’impegno del mondo a fianco delle popolazioni colpite. Per non dimenticare.

Il mio articolo pubblicato oggi su www.ilcambiamento.it

26 Aprile 1986 - 26 aprile 2011: forse qualcuno sperava quest’anno di celebrare in sordina il 25° anniversario del disastro nucleare di Chernobyl. Invece la tragica coincidenza con una nuova altrettanto grave catastrofe avvenuta agli antipodi ha costretto il mondo a una riflessione profonda, a riabilitare alla memoria quel male invisibile che ha pervaso l’Europa e in particolare le città e i villaggi a cavallo tra l’Ucraina e la Bielorussia, i più contaminati dal fallout radioattivo proveniente dal reattore numero 4 di quella che doveva essere la più grande centrale nucleare del mondo, la centrale “Lenin”.

Un male invisibile, quello delle radiazioni, impercettibili, inodori, insapori, che in questi 25 anni è scomparso anche dalle statistiche. Ancora controverso è infatti il numero delle vittime: 2 tecnici della centrale morirono immediatamente in seguito all’esplosione, altre 29 persone, per lo più vigili del fuoco accorsi nei primi istanti sul luogo dell’incidente, spirarono all’ospedale. 65 morti accertati nei primi giorni, 134 tra l’87 e il 2005. Ma sono molti di più. Il gruppo dei Verdi del Parlamento Europeo ha stimato circa 30.000-60.000 morti nel giro di 70 anni dal disastro, Greenpeace ha previsto una cifra ancora più catastrofica: 6 milioni di vittime.
Non si giungerà mai a una conta definitiva, le radiazioni colpiscono gli organi interni causando malattie e tumori difficilmente riconducibili alla contaminazione nucleare. Un’emergenza sanitaria che riguarda circa 10 milioni di persone, attualmente residenti in una zona dove le radiazioni sono superiori alla noma e che continuano ad alimentarsi di prodotti contaminati. Le conseguenze di tale contaminazione sono difficilmente monitorabili e si ripercuoteranno per generazioni.

Tra le azioni più urgenti resta la ricostruzione del sarcofago che imprigiona il reattore numero 4. Progettato per durare 30 anni, da tempo la pesante copertura presenta crepe e fessure dalle quali fuoriescono vapori radioattivi che si disperdono in continuazione nell’atmosfera. Fin dai primi anni ’90 l’Unione Europea si è attivata per reperire i fondi da destinare alla costruzione di una struttura di contenimento in grado di mettere in sicurezza il reattore che contiene ancora il 95% del materiale radioattivo presente al momento dell’incidente.
Il Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-Moon si è recato a Chernobyl pochi giorni fa e ha partecipato ad un incontro a Kiev durante il quale si sono decisi gli stanziamenti per la costruzione del sarcofago. Per i lavori sono necessari circa 750 milioni, l’UE contribuirà con 110 milioni di euro. La cifra rimanente dovrebbe essere messa a disposizione dal governo di Kiev, almeno stando a quanto annunciato dal Commissario europeo per lo sviluppo Andris Piebalgs lo scorso 19 aprile alla conferenza di Kiev.

Mentre l’attenzione del mondo si è spostata in estremo oriente, sono numerose le associazioni, in questi 25 anni a fianco delle popolazioni colpite dalle radiazioni di Chernobyl, che vogliono mantenere vivo il ricordo e soprattutto l’impegno di solidarietà. Soprattutto a fianco dei bambini. Continua l’intensa attività di ospitalità in Italia dei ragazzi bielorussi a scopo di smaltimento delle radiazioni accumulate nel fisico (Help for Children, Aiutiamoli a Vivere, Un sorriso per Chernobyl, Bambini di Chernobyl sono solo alcune delle numerosissime realtà distribuite sul territorio che agiscono da oltre 20 anni per i bambini colpiti).
Greenpeace ha lanciato il sito Generazione Cernobyl http://www.generazionecernobyl.org/public/, sul quale le persone potranno scrivere e condividere il proprio ricordo di Chernobyl accompagnandolo con una foto o registrandolo in un video messaggio.
L’obiettivo è ricordare gli effetti che un disastro nucleare può avere sulla vita di tutti. Perché il male invisibile prenda corpo e si manifesti con tutte le sue tragiche conseguenze agli occhi del mondo. Una lezione che è necessario ripetere, maggiormente dopo quanto accaduto a Fukushima perché, evidentemente, il mondo non l’ha ancora imparata.

Francesca Bellemo

lunedì 25 aprile 2011

acqua viva

Ho percorso chilometri eppure mi sembra di ritornare sempre allo stesso punto, allo stesso posto, su quell'angolo di altare che è da più di 20 anni la mia casa, confortevole e profumata.
Seduta da 20 anni su quella stessa panca di legno, a sfogliare il libretto dei canti, mi sento che sono compiuta, nonostante i miei sogni mi abbiano fatto vagare più lontano. A volte troppo.
Ma dove voglio andare?
Non desidero veramente nient'altro che restare su quella panca a scrutare l'assemblea, ad assimilare insegnamenti, a sorridere sguardi sinceri e spontaneamente buoni. Qui sopra gli unici problemi sono gli attacchi di un canto, un accordo stonato, il non sapere se il Padre Nostro lo farà cantato o no.

Più viaggio distante, con gli aerei e la fantasia, più torno volentieri a casa. Più cerco una realizzazione nel mio lavoro, nei miei hobby, nei miei mille impegni, più scopro che lontano da questo altare non trovo nulla che sappia estinguere la mia sete.
In fondo non sono affatto ambiziosa. La mia massima ambizione è la serenità. La pace.
La mia più grande rivoluzione partirà proprio da questo altare. Perchè qui ho trovato l'acqua viva, quella capace di estinguere la mia sete.

venerdì 15 aprile 2011

Honey moon, honey wheel

Indiani e cowboys, i tanti libri letti quell’estate del 97 nella casa di montagna di Fiera, con i nonni. Le puntate, a memoria, della Signora del West, il maglione di lana fatto a ferri davanti alla tv. Gli stivali texani comprati nel 98 in quel negozietto a Venezia. Il massacro dei nativi e la mia guerra aperta con il generale Custer. L’acchiappasogni. Balla coi lupi. E poi i cd di musica country, i primi regali fatti a Marco, il cravattino. 
I Fragile e John Denver. “Stand by your man”, “Sunshine on my shoulders”, “Take me home country roads”.

Riaffiorano vecchi ricordi e pezzi della nostra storia. 15 anni fa questo era il mio mondo, questi erano i miei sogni. La musica, le prime battaglie contro l’ingiustizia, gli orizzonti sconfinati.

Poi è arrivato il gospel, il blues e le storie sulla deportazione degli schiavi dall’Africa nera. E mentre ho finito la scuola e l’università e ho iniziato ad addentrarmi nel mondo del lavoro è arrivata l’Africa. All’improvviso. 
E con l’Africa i miei poveri e i loro sorrisi. 
Dalla parte della povertà e della pace ho a lungo visto l’America come un malfattore della storia, dalla Guerra del Golfo all’Afghanistan. Ho condannato il suo consumismo sfrenato, ho studiato la Guerra Fredda. America. Punto di partenza e di arrivo, di scontro e di incontro. 
Ho imparato Russians di Sting.

I miei studi, il mio lavoro, i miei viaggi, le mie battaglie sono passate di continente in continente. Senza accorgermene hanno seguito una traccia, forse un vero e proprio solco. Imprescindibile. Dai nativi americani agli africani della savana, tornando in Europa per raccontare il dramma di Chernobyl. Di violenza in violenza. Di vittima in vittima. Dalla parte degli ultimi. 
Poi il ritorno alla base. E tutto riemerge e riaffiora. Con il senso di colpa di scoprirsi immersi fino al collo dentro l'americanità. One more car one more ride. Come una ruota che gira. Ora è il momento di cominciare una nuova vita ripartendo dal via. Da dove è iniziato tutto. 

Alla fine non sono diventata una cantautrice folk ma forse qualche vecchio sogno nel cassetto riuscirò a realizzarlo … Monument Valley, Grand Canyon, Route 66… I’m coming home!!!!

mercoledì 13 aprile 2011

in degustazione

Profumi inebrianti più che liquidi alcolici. Mi sono concentrata sugli odori e sulla fantasia che essi evocano. Approccio da principiante. Sa di mela, miele, banana, ciliegia, legno.
Nei calici di vino che ho degustato al Vinitaly quest'anno, nel piccolo tour fatto sabato con gli amici, ho apprezzato in particolare la dolcezza, di cui tanto sente la mancanza il mio palato. Lo so, dicono che i palati fini preferiscono il brut. Ma io voto extra dry, se parliamo di Prosecco Superiore di Valdobbiadene DOCG.
Mi sento come Alice nel paese delle meraviglie. Non ci capisco granchè. Però mi piace.

Ho vagato dal Veneto alla Puglia arrendendomi definitivamente alla Sicilia e ai suoi passiti e a quel nettare indescrivibile del marsala alla mandorla di Alagna. (Era da un anno che lo aspettavo!)
Il mio viaggio nel mondo del vino è appena iniziato, solo un anno fa vivevo l'esperienza del mio primo Vinitaly, pochi mesi fa il primo corso di degustazione, i primi concetti base sulla viticoltura, i primi testi e comunicati stampa, corretti e ricorretti finchè non ho cominciato a capire di più... Doc e Docg, cuvèe, perlage, vinificazione in bianco di uve nere, metodo Charmat, e poi tappi in sughero (rigorosamente), lotta al Tca, microssigenazione...

Dai libri di storia e filosofia alla terra, in po' come gli intellettuali cinesi ai tempi della rivoluzione culturale. Dalla cronaca vorace dei media allo scorrere lento delle stagioni in attesa della vendemmia.

Il vino mi stupisce ogni giorno di più. E più che il vino in sé il suo substratum, il dietro le quinte, la passione dei viticoltori e degli enologi che difendono il frutto della terra che amano.
Come l'artista ama la sua opera d'arte, esattamente.
Osservo divertita questo mondo, incuriosita dalla sua dimensione umana e sociale, stupita di fronte al suo impatto economico.
Ammaliata dai suoi colori e dai profumi.
Addolcita - e ne ho bisogno - dai suoi aromi.